Vuoi capire dove la tua cantina guadagna davvero?
Non basta solo fatturare
Analizziamo clienti, canali, prodotti e mercati per capire dove si genera davvero valore e dove si stanno assorbendo risorse.
Dai numeri alle scelte.
Trasformiamo dati e percezioni in priorità chiare su cosa spingere, cosa correggere e dove intervenire.
Crescere dove conviene.
Affianchiamo l’azienda nello sviluppo dei canali e delle direttrici commerciali più sostenibili e redditizie.
Aumentare il fatturato può anche peggiorare la situazione.
Più ordini, più sconti, più costi, più capitale assorbito.
E alla fine la cassa non cresce come dovrebbe.
👉Il risultato è che lavori di più, ma respiri meno.
Non si tratta solo di quante bottiglie vendi
Lo sviluppo non parte da intuizioni o solo da relazioni commerciali.
Parte da una lettura chiara di numeri, canali e marginalità.
Se alcune direttrici non sono sostenibili, lo vediamo prima di investirci tempo e risorse.
1.Dove si crea davvero marginalità?
2.Quali clienti e canali conviene sviluppare?
3.Dove si assorbono risorse senza ritorno?
4.Come orientare lo sviluppo commerciale?
Si tratta di capire, con precisione:
👉 quali vendite stanno sostenendo l’azienda
👉 quali stanno drenando margine e cassa
👉 dove ha senso spingere davvero lo sviluppo
L’obiettivo non è far statistiche di “quanto fatturi”, ma come e da dove si genera il risultato.
L’obiettivo è distinguere chiaramente ciò che fa fatturato da ciò che crea margine.
L’obiettivo è trasformare l’analisi in scelte chiare e condivise.
far crescere vendite, clienti e canali che funzionano davvero, non solo il fatturato e individuare dove c’è spazio reale di mercato e attivarlo
L’obiettivo è servirsi dei numeri e analisi per uno sviluppo commerciale reale
👉 più margine
👉 più controllo
👉 meno dispersione
Chiarezza su dove guadagni davvero
Sai quali clienti, canali e prodotti generano marginalità.
Consapevolezza su cosa non funziona
Individui attività e vendite che assorbono risorse senza ritorno.
SVILUPPO DI CLIENTI E CANALI
Hai priorità chiare su dove intervenire e supporto per sviluppare clienti, relazioni e sbocchi di mercato.
Molte cantine crescono di fatturato… ma non di margine.
Il problema non è quanto vendi. È come è distribuito il margine.Tra canali, clienti e prodotti.
Gli interventi sono coperti da riservatezza professionale e descritti per modello, numeri e risultati ottenuti.
Cantina con oltre 50 anni di storia, cresciuta nel tempo e due milioni di bottiglie vendute ma sudava freddo col bilancio in mano.
Criticità principali:
In azienda era diffusa l’idea che quella bassa marginalità fosse semplicemente “la normalità del settore che comporta continui investimenti”.
Abbiamo analizzato la struttura dell’azienda sotto il profilo produttivo, commerciale ed economico.
L’attività si è concentrata su:
confronto con competitor simili per struttura, ettari vitati, macchinari e assetto aziendale
lettura della marginalità per linee prodotto
analisi del peso reale di brand, referenze e rami secchi
valutazione del ruolo del vino sfuso nella generazione di cassa e nella strategia complessiva
Il confronto con altre realtà del settore ha mostrato un dato decisivo: aziende con circa metà fatturato riuscivano a generare un EBITDA doppio.
Dall’analisi è emerso un punto chiaro: la cantina aveva già un prodotto forte e un canale che funzionava. In particolare:
Azienda vitivinicola fortemente orientata allo sviluppo commerciale, con investimenti continui su:
fiere
invio email
acquisizione database e liste
inserimento di agenti e rappresentanti
Criticità principali:
portafoglio di circa 800 clienti attivi, costruito negli anni
clienti che riordinavano in automatico, ma senza alcuna gestione
assenza di visite, relazione e sviluppo sui clienti esistenti
nessuna distinzione tra clienti ad alto e basso valore
energie concentrate sulla ricerca di nuovi contatti, mentre il portafoglio esistente non veniva lavorato
In azienda era diffusa l’idea che la crescita dovesse arrivare principalmente da nuovi clienti. Il portafoglio esistente veniva considerato “già acquisito”, quindi non strategico.
Abbiamo analizzato il portafoglio clienti esistente, lavorando su:
È emerso un dato chiaro:
👉 una parte rilevante del fatturato era generata da clienti storici mai realmente gestiti
👉 molti clienti riordinavano per abitudine, non per una strategia commerciale
👉 nessuna azione mirata di sviluppo, cross-selling o consolidamento
👉 le azioni commerciali erano costose e sterili
“Pensavamo di avere un buon portafoglio clienti, ma in realtà non sapevamo davvero chi ci facesse guadagnare.
Lavoravamo tanto su nuovi contatti, mentre il portafoglio esistente non veniva gestito.
Con l’analisi fatta abbiamo capito dove si creava valore e dove no.
Abbiamo iniziato a lavorare in modo più mirato sui clienti giusti, riducendo dispersione e attività inutili.
È stato un lavoro pratico, che ci ha aiutato a mettere ordine e prendere decisioni più chiare.”
Azienda vitivinicola con presenza in GDO, impegnata in trattative continue con buyer nazionali e locali.
Il fatturato era rilevante, ma la marginalità estremamente compressa.
Criticità principali:
trattative gestite “a memoria”, senza storico e senza numeri strutturati
prezzi negoziati a centesimi senza conoscere il reale margine minimo sostenibile
assenza di un sistema che integrasse sconti, premi, contributi e costi indiretti
decisioni commerciali scollegate dall’impatto economico reale
In azienda si era diffusa l’idea che lavorare con la GDO significasse accettare margini bassi per forza.
Abbiamo analizzato le relazioni con la GDO sotto il profilo economico e negoziale.
L’attività si è concentrata su:
ricostruzione della marginalità reale per cliente e referenza (inclusi premi, sconti e costi nascosti)
analisi delle condizioni applicate nei diversi accordi commerciali
confronto tra fatturato generato e marginalità effettiva
verifica della coerenza tra politiche prezzo e sostenibilità economica
È emerso un dato critico:
alcune forniture ad alto volume generavano margini quasi nulli o negativi, mentre altre, meno sviluppate, erano molto più redditizie.
“Eravamo convinti che con la GDO funzionasse così: grandi volumi, margini bassi e trattative infinite sui centesimi.
In realtà stavamo negoziando senza sapere dove fosse il limite.
Alcuni clienti che pensavamo strategici non lasciavano margine, mentre altri, meno considerati, erano molto più profittevoli.
Senza un sistema di controllo, ogni trattativa era una concessione.
Oggi trattiamo con numeri chiari: sappiamo fino a dove possiamo arrivare e, soprattutto, quando dire no.”
Lavoriamo con aziende dove possiamo portare un impatto concreto, sui numeri e sulle scelte commerciali.
Richiedi un confronto per capire dove si crea davvero margine nella tua cantina e dove si sta disperdendo.
Primo confronto conoscitivo senza impegno
Capire la situazione
Vedere dove si crea margine
Decidere cosa fare
Eventuale lavoro insieme
Nel vino le relazioni sono decisive.
Ma una relazione commerciale genera valore solo se il prodotto, il prezzo, il margine e il canale sono coerenti.
Non facciamo marketing generico.
Non vendiamo teoria.
Lavoriamo nel punto in cui numeri, prodotto e mercato devono incontrarsi.
Molte cantine hanno prodotto, clienti, stock, disponibilità e canali attivi, ma non sempre hanno una lettura chiara di cosa stia davvero creando valore e cosa invece stia assorbendo margine, tempo o liquidità.
Per questo partiamo da una domanda semplice:
Che cosa conviene davvero valorizzare e verso quali interlocutori di mercato?
Dentro la cantina leggiamo il valore. Fuori dalla cantina sviluppiamo opportunità.
Entriamo nel merito di prodotti, clienti, canali, prezzi e disponibilità. Poi colleghiamo questa lettura alle relazioni commerciali: enoteche, grossisti specializzati, cantine, imbottigliatori, operatori B2B e buyer.
Non ci fermiamo all’analisi.
Le indicazioni servono per decidere: cosa spingere, cosa ridurre e dove intervenire.